L’abbraccio di Mosca a Teheran

L’ultimo a parlare è stato il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov. Ieri ha detto che l’attacco all’Iran nucleare sarebbe un errore grossolano per l’occidente: l’opzione armata avrebbe conseguenze imprevedibili in tutto il medio oriente e provocherebbe un numero di vittime elevato. Non è la prima volta che Mosca blocca l’ipotesi di un intervento militare contro le centrali degli ayatollah e non è un caso che Lavrov si faccia vivo adesso.
11 AGO 20
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L’ultimo a parlare è stato il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov. Ieri ha detto che l’attacco all’Iran nucleare sarebbe un errore grossolano per l’occidente: l’opzione armata avrebbe conseguenze imprevedibili in tutto il medio oriente e provocherebbe un numero di vittime elevato. Non è la prima volta che Mosca blocca l’ipotesi di un intervento militare contro le centrali degli ayatollah e non è un caso che Lavrov si faccia vivo adesso.
Il nuovo rapporto dell’Aiea porta notizie poco confortanti alla comunità internazionale, l’Iran s’avvicina alla bomba atomica, possiede l’uranio che serve ad armare quattro testate e un buon numero di missili a medio e lungo raggio. Ce n’è quanto basta per guastare il sonno al vicino Israele come all’Arabia Saudita, alla Turchia e a molti paesi europei (Russia compresa). Il Cremlino non mette in discussione i dubbi e i sospetti sul programma atomico iraniano, ma ha poca simpatia per la soluzione prospettata in Israele.
L’amicizia fra Mosca e Teheran non ha un giorno ed è stata stabile anche nei momenti più complicati: la Russia ha venduto armi all’Iran, ha chiuso contratti sull’assistenza militare e ha fornito combustibile alle sue centrali atomiche; al tempo stesso, ha dato il via libera alle sanzioni dell’Onu ogni volta che il regime iraniano ha mostrato di essere un pericolo troppo grosso per restare a guardare. Oggi la Russia è l’unica, grande potenza che può dire di avere rapporti ufficiali con l’Iran senza suscitare disapprovazione. L’approccio di Lavrov, un diplomatico esperto vicino a Putin, affonda nel realismo, è condiviso da molti analisti in Europa e negli Stati Uniti, come pure in Israele, ma in questa fase può avere effetti catastrofici sugli equilibri del medio oriente.
Se la Russia non vuole l’atomica iraniana, deve usare il proprio rapporto speciale con Teheran per impedire che ciò avvenga. In caso contrario gli ayatollah avvertiranno sempre la sensazione di avere un antico alleato oltre le montagne del Caucaso, un amico influente in grado di fermare sanzioni e attacchi ogni volta che la pressione sale: al momento decisivo, anche il Cremlino dovrà scegliere fra la bomba degli ayatollah e i suoi legittimi affari in medio oriente.